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ilfintonuovo
 
 

ECONOMIA
18 ottobre 2008
Saremo sempre più poveri?? Anyone became poorer??
 

E diventammo tutti più poveri……..

  And everyone became poorer………

 

Solo un ventennio fa, era inimmaginabile una realtà come quella che ci apprestiamo a vivere.

Eravamo tutti tranquillamente proiettati verso un futuro sempre più tecnologico e più ricco. Davamo tutti per acquisiti privilegi e benefici che ci allontanavano dalla fame e dall’arretratezza socio-culturale che immaginavamo appannaggio esclusivo di certi popoli che con superficialità ed egoismo definivamo “del terzo mondo”.

 

Una cronica imperdonabile distrazione e l’assenza di politici purosangue ci hanno lentamente ed inesorabilmente trascinato verso la recessione.

“Stavamo meglio quanto stavamo peggio” è il commento popolare di quella moltitudine di pensionati che rassegnati ed inermi sopperiscono con la saggezza della maturità a quelle carenze materiali che quotidianamente li umiliano.

 

Perché e come siamo potuti arrivare a questo punto?

Esperti e pseudo-cervelloni di tutto il mondo sbizzarritevi a cercare spiegazioni inutili.

 

La realtà la conosciamo tutti.

In assenza di regole democratiche ferree, è stato consentito ad un’oligarchia di gente senza valori di ammorbare i concetti di sviluppo e globalizzazione e di creare le condizioni di un lento, subdolo, celato declino.

 

E adesso, cosa succederà?

Non è difficile prevederlo.

I poveri saranno sempre di più affamati. L’ex ceto medio si dovrà abituare ad uno stile di vita più parco. I soliti furbi senza scrupoli approfitteranno della situazione per costruirsi nuove ricchezze. Ed i ricchi continueranno ad essere ricchi.

E’ la storia che si ripete.

 

Forse ci sarà un rischio in più, rispetto a momenti storici simili anche non lontani nel tempo.

Coloro che senza fatica hanno accumulato ingenti ricchezze, grazie all’oro nero, cercheranno di destabilizzare definitivamente le deboli economie dei “Paesi progrediti”ed improvvisamente poveri e questo potrebbe generare una enorme confusione nell’assetto etnico-economico del mondo che verrà.

 

Ci dobbiamo preoccupare?

Certo che sì.

Potrebbe nascere un nuovo tipo di terrorismo pacifico e di elite che minaccerebbe tutte le conquiste di libertà che tanti popoli hanno faticosamente ottenuto.

Potrebbe iniziare un periodo di oscurantismo, e non soltanto economico-finanziario, dal quale potrebbe essere complicato e costoso uscire.

 

Che fare allora?

Non è facile suggerire ricette miracolose.

Ma sembra certo che non possiamo sperare di difenderci dalle incombenti minacce se gli uomini migliori della nostra società continuano a non avere la possibilità di mettersi al servizio della comunità.

La politica recente è fatta da uomini inadatti o troppo presi da problematiche personali.

Il potere interpretato come strumento utilitaristico per razziare il bene collettivo ed occupare e soffocare ogni apparato dello Stato non ha funzionato.

Occorrono regole e metodi nuovi. Occorre ritornare a quei valori di appartenenza e di orgoglio nazionale che consentono di pensare in maniera totalmente diversa alla gestione dei beni comuni.

Occorre far tramontare definitivamente l’esaltazione della furbizia e della scorrettezza come valore unico per scalare il potere.

Occorre essere tutti intellettualmente e materialmente più onesti.

 

Buona fortuna Mondo della globalizzazione e della libera economia.

Ne hai veramente bisogno.

 

 

                                                                                       Meditabondo.  

sentimenti
7 ottobre 2008
SOLITUDINE E TRISTEZZA
 

Tristezza e solitudine

 

 

Ti prende il cuore e poi sale verso il respiro e raggiunge la testa per espletare i suoi meccanismi di confusione, cefalea, nausea e senso di fastidio generale.

Non provi neanche ad allontanarla perché non sai come fare e comunque non pensi di poterci riuscire.

Arriva all’improvviso o dopo tanti o pochi piccoli o grandi preavvisi.

E’ lei, la tristezza, che ti coinvolge e ti riporta ad uno stato di sopravvivenza diverso e pacato. Ti senti diverso e non sai neanche diverso da cosa o da chi. Ti accorgi soltanto che un morso ti attanaglia il torace ed un senso di vuoto dimora sull’addome.

I tratti del viso si adattano a rappresentare quello che ti cova dentro e qualcuno se ne accorge e ti può anche chiedere –Che c’è? Cosa hai?-.

E ci sono tante o poche cose che sai e che non vuoi o non riesci a partecipare.

Hai tanta voglia di capire, di pensare, di spiegarti e vedi che queste intenzioni ti possono far crescere quel senso di non stare bene con te stesso che ti tortura e allora ti rifugi in un stato d’animo che vuole fuggire dagli altri e ti conduce alla solitudine.

Scopri quante risorse ci possono essere in te stesso e approfitti della solitudine per conoscerle e tentare poi di usarle per aiutarti.

Ti accorgi pian piano che si riesce a sopravvivere con la solitudine anche se col passare del tempo la sua permanenza diventa pesante da sopportare e può generare nuova tristezza.

Ed intanto i segni di espressione sul tuo volto diventano definitivamente marcati e la luce dei tuoi occhi sembra non volere più brillare.

Non fare però l’errore di compatirti e di farti compatire. Questo peggiorerebbe il quadro generale della situazione.

Se ci riesci, reagisci. Se vuoi, ce la puoi fare. Se le cause della tua tristezza non sono ineliminabili, ti devi sforzare di ritornare alla gioia e alla serenità.

Si può vivere in solitudine, ma non si deve vivere sempre tristi.

 

                                                                                  CuorePensante

vita scolastica
16 settembre 2008
L'UNIVERSITA' CHE VORREMMO.
 

Gli ingiustificabili ed inaccettabili costi degli studi universitari

Lo Stato deve aiutare gli studenti fuorisede.

 

 

Ci risiamo.

Inizia un nuovo anno accademico e migliaia di giovani si muoveranno da ogni parte del Paese per raggiungere le sedi universitarie scelte.

L’entusiasmo e la sprovvedutezza delle matricole si mescolerà con le delusioni e la rabbia dei fuoricorso nelle chiacchiere che accompagneranno le lunghe file agli sportelli delle segreterie delle facoltà, dove la burocrazia, spesso obsoleta ed esercitata con cinismo da svogliati impiegati, si accanisce su giovani animati da grandi ideali minati da preoccupazioni reali per il loro futuro lavorativo.

Tasse esose che serviranno a foraggiare una delle caste più “fannullona”  del nostro sistema educativo (ndr: i docenti universitari e le loro corti).

Moduli e cartacce inutili da compilare e quasi fatti apposta per far commettere errori e costringere a ricorsi o a nuove lunghe file.

Testi doppioni, talvolta poco comprensibili ed inutili, da acquistare per compiacere i baroni.

Facoltà e relativi istituti distribuiti in luoghi lontani tra loro che costringono i poveri studenti a faticosi, dispersivi e costosi vagabondaggi nelle città.

Affannosa ricerca di una camera in affitto e scoperta di approfittatori che speculano sulla necessità ed offrono tuguri a prezzi e condizioni che tante famiglie non possono sostenere.

Così lo studio garantito a tutti dalla Costituzione di fatto diventa un privilegio per pochi eletti residenti nelle città sede di Università o provenienti da famiglie benestanti.

Gli Altri, e sono la maggioranza, partono con un pesante handicap e sono costretti a condizioni di vita non idonee a creare un clima sereno che li aiuti a rendere meglio nello studio. Alcuni, più caparbi, si trovano un lavoro per mantenersi e restano inevitabilmente indietro con gli esami. Altri, meno tenaci o più delusi, finiscono per abbandonare gli studi con grandi rimorsi che li accompagneranno per il resto delle loro vite. Pochi riescono a farcela con sacrifici enormi e, spesso, sono proprio questi che poi diventeranno seri e capaci professionisti.

Pochissimi e sono certamente da considerare fortunati, riescono ad ottenere un posto-letto nelle residenze universitarie, un pasto caldo nelle mense universitarie, un assegno di studio per le spese più necessarie e l’esonero dalle tasse.

Ed è grazie a questa minoranza che lo Stato e i suoi famelici apparati riescono a giustificare le loro garanzie di democrazia e di “diritto allo studio per tutti”.

Ma non ci vuole molto a contestare tali dichiarazioni di “democrazia non compiuta”.

 

Ora, non vogliamo che il Governo e l’abile Ministro della Scuola distribuiscano a somari e svogliati ingenti risorse a “fondo perduto”.

Ma un più efficace controllo dei metodi di studio, delle ore di lezione, dei testi adottati, dei calendari di esami, degli spazi e degli strumenti messi a disposizione degli studenti, delle commissioni di esami, delle ingiustizie e degli abusi perpetuati da alcuni baroni, ecc…., sarebbe opportuno ed utile.

E sarebbe anche necessario, anzi indispensabile, che si offrisse agli studenti fuori-sede la possibilità di vivere in camere decenti in Case dello Studente ben attrezzate che lo Stato dovrebbe impegnarsi a costruire in tempi brevi.

Il modello dei Campus americani o dei College inglesi non è irraggiungibile ed i costi non sono così esosi se paragonati ai tanti cancri degli sprechi nelle pubbliche amministrazioni che nessun Governo riesce a guarire semplicemente perché non gli conviene curarli.

Avanti allora, illustrissimo Ministro della Scuola e generoso e sorridente Premier, datevi da fare per cambiare lo status degli studenti universitari italiani.

Lasciate così la vostra impronta nella storia di questo bel Paese così poco amato dai suoi amministratori.

Liberate tanti giovani studiosi e volenterosi studenti universitari dalle grinfie di strozzini proprietari di malandati appartamenti affittati a prezzi inaccettabili.

Fate vivere a tanti giovani un sereno ed indimenticabile “tempo dell’Università”.

Mettete a loro disposizione Case dello Studente e Mense vicine alle sedi degli istituti da frequentare.

Metteteli nelle mani di docenti capaci e dediti all’insegnamento.

Migliorate le università e l’insegnamento.

VOLERE E’ POTERE.

 

                                                                      CuorePensante 

 

http://pensieriparolecuore.blogspot.com/

http://cuorepensante.wordpress.com/

SOCIETA'
4 settembre 2008
FIERI DI ESSERE ITALIANI. Ovvero come vivere felici e contenti


………….e vissero felici e contenti

 

Gli italiani hanno riavuto le loro partite di pallone.

I famelici cortigiani hanno avuto la parte sana di Alitalia.

La Ferrari e Valentino Rossi vincono.

Le vacanze in qualche modo hanno regalato qualche giorno di serenità.

Il Premier continua ad essere ottimista e a regalare rassicuranti sorrisi alle masse.

I giovani (e non solo) continuano ad invidiare Briatore.

Le ragazzine, a Venezia,  gridano estasiate alla vista di Clooney e Pritt.

Il Ministro dell’Economia confonde le menti con camaleontici bilanci.

Il Ministro dell’Innovazione ha definitivamente debellato il fannullismo.

Qualche militare professionista passeggiando per le strade ha riportato sicurezza e tranquillità.

La spazzatura campana si è trasferita altrove.

I Comuni, privati dell’ICI, continuano a fornire eccellenti servizi senza fare debiti.

A scuola ritornano i voti e scompare il bullismo.

I turisti possono accamparsi felicemente e tranquillamente in tanti bei posti della nostra penisola.

I giovani guidano prudentemente e risultano sobriamente in regola ai controlli stradali.

Il lavoro avanza ed è giusto offrirlo anche ai tanti extracomunitari che ci raggiungono con comode crociere.

I prezzi di frutta e verdure subiscono miracolosi rialzi nei complicati passaggi dai produttori ai consumatori, ma è un affare regolare.

Le carni di mucca e di pollo sono sanissime e non occorre preoccuparsi di controlli esagerati ed allarmanti.

Il Servizio Sanitario Nazionale offre eccezionali prestazioni con costi da bancarotta.

Le province, gli enti pubblici, gli uffici di rappresentanza, le fondazioni culturali, le società partecipate, i contributi di falsa solidarietà, i tanti privilegi della Casta, sono il fiore all’occhiello della nostra democrazia e voci ineliminabili dalla equilibrata spesa pubblica.

I docenti universitari sono investimenti perenni e anche se non ricercano, non producono e spesso non insegnano nemmeno, bisogna tuttavia lasciarli esistere e foraggiarli con fondi da sperperare a loro piacere.

La benzina è sempre più cara, ma le fonti energetiche di casa nostra è meglio che continuino a rimanere dove sono.

I futuri pensionati sono felici di vedere svanire i loro contributi in risanamenti e solidarietà sociali sospette.

I prezzi delle case subiscono aumenti ingiustificabili e l’edilizia pubblica ristagna nell’incapacità di progettare e spendere i fondi stanziati.

Le Banche e le Assicurazioni strozzano i bisognosi e non, però sono brave ed efficienti.

 

Ma che bello questo Paese in cui abbiamo il privilegio di vivere!!!!

Chissà come ci invidiano i nostri vicini Francesi, Tedeschi, Spagnoli, Svizzeri, Austriaci!!!

Perché non gli prestiamo un po’ dei nostri amministratori e dei nostri “Castani”?

Chissà come renderebbero spumeggianti ed economicamente eccitanti quelle noiose e grigie democrazie.

25 agosto 2008
ONESTA' e CORRETTEZZA. Valori da recuperare?
 

La fortuna di essere Onesti

 

   Alcuni dei valori fondamentali degli essere umani si sono andati progressivamente perdendo nella società in cui ci troviamo a vivere.

Con questo non possiamo affermare e neanche semplicemente pensare che le società che ci hanno preceduto nei secoli passati erano interamente costituite da persone perbene, oneste, corrette.

Ma certamente, per quanto ci è consentito ricordare, i nostri padri ed i nostri nonni avevano dei principi che oggi sono raramente e debolmente manifestati.

E’ facile dare la colpa alla velocità con cui  viviamo la nostra esistenza di individui convinti di essere migliori e soprattutto più furbi.

Ma migliori e più furbi di chi?

Dei Romani che hanno messo insieme un grande impero e tanta civiltà? 

Non credo.

Dei Greci che hanno stupito con le loro arti? 

Sono difficilmente imitabili.

Degli Egiziani superbamente eleganti?

Non siamo in grado di pensare come loro.

Degli Arabi e le loro tante invenzioni?

Dei Grandi Navigatori che hanno esplorato e fatto conoscere il nostro pianeta?

 

   Ma non vogliamo addentrarci in difficili e complicate analisi storiche che lasciamo a chi è più esperto di noi in materia. Vogliamo semplicemente evidenziare, se ci riusciamo,  comportamenti quotidiani che non ci gratificano e ci costringono a vivere peggio.

   L’esempio peggiore ci viene purtroppo da tanti individui che riescono a raggiungere posizioni di rilievo nella società.

Non ce ne voglia quella sparuta minoranza di capaci ed onesti che fa parte della categoria. A loro chiediamo subito scusa, se in qualche modo si sentono offesi dalle nostre considerazioni.

   Vogliamo ricordare invece quei politici che con metodi cinici, arroganti, insensibili, disonesti, ipocriti, inaccettabili, riescono a farsi eleggere e a pretendere poi onori e rispetto.

   Vogliamo ricordare quegli affaristi senza scrupoli che non esiterebbero a mettere a rischio l’esistenza di tanti loro simili pur di realizzare i loro profitti.

   Vogliamo ricordare quei tanti giovani che si sono allontanati dalla fede e hanno scelto l’odissea dello sballo e degli incidenti stradali.

   Vogliamo pensare a tutti coloro che non hanno rispetto e premure per le persone anziane, per le donne incinte e per i bambini.

  Vogliamo biasimare coloro che pensano che studiare e prepararsi è uno sforzo inutile se si riesce ad ottenere di più con una buona raccomandazione.

   Vogliamo denunciare coloro che danneggiano le cose pubbliche.

   Vogliamo stuzzicare l’orgoglio e la coscienza di coloro che fanno male o svogliatamente il lavoro per il quale vengono pagati.

   Vogliamo condannare coloro che sfruttano donne e bambini.

   Vogliamo ricordare la meschinità degli inganni e delle bugie.

Ma vogliamo soprattutto sollecitare la correttezza e l’onestà.

E’ poi così difficile essere perbene ed onesti?

Certo che no.

E’ possibile. E’ bello. E’ utile. E’ necessario.

Impegniamoci tutti insieme per far trionfare l’onestà.

E’ un bene grande e fruttuoso.

Ci aiuta a vivere tutti meglio.

WW  L’ ONESTA’.

SPORT
15 agosto 2008
OLIMPIADI E CINA
 
Può lo Sport aiutare i Cinesi nella conquista dei loro diritti umani?


   Venerdì 8 Agosto 2008. Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso.

     Mesi e mesi di preparativi, polemiche, contestazioni, minacce di boicottaggio hanno preceduto l’inizio di questa nobile manifestazione del genere umano. Ma alla fine lo sport ha vinto e ha trionfato su tutte le opinioni politiche e non, che hanno tentato di avvelenare il clima del grandioso evento mondiale.

   

   La scelta di Pechino come sede delle Olimpiadi non è piaciuta a tanti e le motivazioni addotte sono tutte riconducibili al mancato rispetto dei diritti umani che ancora vige in quel grande Paese.

E’ vero. La Cina deve ancora dimostrare che insieme al processo di progresso economico, tanto efficacemente avviato, sta lavorando anche ad una revisione democratica dei diritti sociali e umani.

Il resto del mondo civile, ora più di prima, sta osservando con attenzione i fenomeni di trasformazione che stanno interessando il grande popolo cinese.

 

  La vetrina delle Olimpiadi, così meticolosamente e onerosamente preparata, si trasformerà in una clamorosa debacle se il Governo di quell’immenso Paese ricco di storia e tradizioni non darà subito dei chiari, efficaci e duraturi segnali di cambiamento.

Libertà e diritti sociali simili a quelli di cui godono, per fortuna, tanti di quegli atleti che in questi giorni si confrontano e vivono fianco a fianco coi loro colleghi cinesi.

 

  Abbiamo assistito ad un fantasmagorico spettacolo di apertura. La storia e le tradizioni cinesi sono ricche e chi ha avuto la possibilità di visitare la Cina, lo sa bene.

E’ veramente inaccettabile che un popolo con un passato così ricco debba continuare a subire gravi limitazioni dei suoi diritti.

Il pensiero di noi tutti va immediatamente ai fatti del Tibet.

 

  Ci auguriamo tutti che lo sport riesca a fare molto più di tanti trattati, embarghi ed interventi diplomatici.

Bisogna approfittare di questa grande vetrina delle Olimpiadi per strappare alle autorità cinesi dei precisi impegni per la concessione di tanti diritti negati.

Bisogna evitare che a riflettori spenti tutte le buone intenzioni finiscano nel dimenticatoio.

Tutti i potenti della terra, che hanno fatto bella mostra di sé durante la cerimonia di apertura dei giochi, devono adoperarsi per ottenere certezze dai loro colleghi cinesi e nei mesi a venire devono vigilare affinché vengano onorati gli impegni presi.

 

  Ci auguriamo che queste Olimpiadi ci regalino una valanga di nuovi record e risultati eccezionali, ma soprattutto ci auguriamo che vengano ricordati come i giochi che hanno aiutato il popolo cinese ad ottenere quei diritti e quella libertà per troppo tempo negati. 

    

 

                                                           CuorePensante

POLITICA
21 luglio 2008
La Sanità Italiana è Malata

                         

    
La Sanità in Italia

               Un grande affare losco che periodicamente viene alla ribalta della cronaca

 

                                           CuorePensante

 

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     La sanità del nostro Paese è malata e questo lo sappiamo da tempo. Quello che invece non teniamo sempre presente è che non si può dare la colpa di tutto ciò ai medici. Seppure l’accostamento sanità-camici bianchi è, come dire, spontaneo ed immediato, tuttavia i medici sono spesso le prime vittime di un sistema inefficiente che da tempo li ha esclusi dalla gestione dello stesso.

     La diagnosi è abbastanza facile, anche se molti preferiscono creare confusione per spostare l’attenzione della gente e dei media su fatti di cosiddetta malasanità, che spesso di “mala” non hanno proprio un bel niente e l’imperizia e la negligenza dei presunti responsabili vengono ad arte gridate per dare alla pubblica opinione un motivo per lamentarsi del servizio pubblico e per screditare la classe medica, che pure conta tanti onesti e capaci rappresentanti tra i suoi iscritti.

 

    Vogliamo allora cominciare a guardare là dove si annida il marcio del sistema che dovrebbe gestire la salute dei cittadini ?

    Il sistema sanitario è la gallina dalle uova d’oro dell’apparato della politica. Il business che gira intorno e per nome della sanità è veramente enorme e così la politica tutta, di destra, di sinistra e di centro, ci ha messo su saldamente le mani e da anni riversa nei posti di vertici manager e primari tesserati che ubbidiscono ciecamente agli ordini che provengono dalle segreterie.

   In un Paese che ha un numero di ospedali e ospedaletti superiore a quello di altri Paesi economicamente evoluti, che bisogno c’è di avere così tante cliniche private accreditate?

   In un Paese con una così alta densità abitativa, che bisogno c’è di avere ospedali con tanti reparti doppioni e spesso inefficienti a poca distanza l’uno dall’altro?

   In un Paese che vanta una prestigiosa tradizione medico-chirurgica, perché sono stati “trombati” tanti capaci e preparati allievi di illustri scuole e sono stati nominati primari, direttori sanitari e cattedratici che definire semplicemente degli emeriti ignoranti è un complimento generoso?

    Non si riesce ad eliminare le liste di attesa per una radiografia, un ecocardiogramma, una visita specialistica e allo stesso tempo si consente agli stessi operatori di lavorare in cliniche o ambulatori convenzionati. Perchè?

    Si consentono interminabili e costosi lavori di ristrutturazione in fatiscenti ospedali che hanno bisogno soltanto di essere demoliti e non si completano quelli “nuovi” già iniziati e destinati al degrado prima ancora di essere completati. Perchè?

    Le forniture dei materiali sanitari continuano ad essere un mezzo inarrestabile di concussione, corruzione, appropriazione indebita, malversazione ed enormi sprechi. Perchè?

  Perché siringhe, suture, drenaggi e protesi simili vengono acquistati a prezzi tanto diversi dai vari ospedali che spacciandosi per “aziende” si gestiscono in maniera autonoma e sprecona le loro gare d’acquisto? Non sarebbe “più giusto” fare un prezzario nazionale stabilito e gestito dal Ministero della Sanità ed evitare, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, sprechi, tentazioni, costi differenti e complicati ed inefficaci iter burocratici?

 

   Il sistema sanitario è tutto da rifondare. Gli ospedali super attrezzati e costosi devono essere riservati ai casi urgenti e alle patologie più gravi. In questi bisogna far lavorare medici, infermieri e tecnici di provata capacità, adeguatamente retribuiti e sottoposti a periodica verifica ed aggiornamento. Occupare impropriamente o per interesse (vedi clienti privati, raccomandati, amici, parenti, etc….) i posti-letto di strutture superspecialistiche create per le emergenze vere è uno dei punti cruciali dell’inefficienza del sistema. Accade così che casi urgenti arrivati nei pronto soccorsi non trovano posto per il ricovero assolutamente necessario ed iniziano pericolosi ed inaccettabili trasferimenti in ambulanze verso ospedali più o meno lontani o “poco idonei” al trattamento della specifica patologia, mentre posti-letto della struttura più qualificata sono occupati da pazienti che potrebbero essere curati a domicilio o comunque in strutture non superspecialistiche. E questo è solo la punta dell’iceberg di una deleteria organizzazione di inefficienze ed omissioni che va denunciata e combattuta. Il medico ospedaliero che rifiuta, per comodità, per pigrizia o per calcolo,  l’assistenza ad un paziente in pericolo di vita è un medico che va degradato o addirittura allontanato dall’ospedale.  

  La stragrande maggioranza delle patologie possono essere efficacemente curate a domicilio o in strutture alberghiero-sanitarie per lungodegenti e vecchi. Si risparmierebbero tanti milioni di euro e vi si potrebbero far lavorare tanti di quegli operatori “poco capaci” che la politica si ostina cinicamente a “sistemare” in reparti specialistici non adatti a loro, dove vengono retribuiti allo stesso modo dei più bravi, che talvolta si vedono anche scavalcati nella carriera e nei privilegi con conseguenti cadute di impegno ed entusiasmo e progressivo deterioramento della qualità delle prestazioni.

  

      Quaranta anni di lottizzazione hanno provocato danni enormi nel sistema sanità.

      E’ ora di cambiare.

      La politica deve togliere immediatamente le mani dalla gestione del bene salute.

      I sindacati del settore vanno riorganizzati. Sono pieni di medici nullafacenti e compiacenti con i vertici degli ospedali in cambio di “distacchi”, ruoli di comodo, carriere immeritate.

      I presidi di pronto soccorso vanno attrezzati di ogni strumentazione utile e riorganizzati in modo da essere il cuore del sistema assistenziale piuttosto che un posto di frontiera dove mandare allo sbaraglio i medici in punizione o senza padrini politici o ultimi arrivati.

     Il sistema 118 va riformato e gestito dallo stato con mezzi propri e personale regolarmente assunto. Invece in alcune Regioni è un altro strumento di spreco e clientelismo. Società private di gestione (serbatoi di voti), operatori con doppio o triplo lavoro (gratificati con metodi clientelari), costosissimi affitti di elicotteri privati, lo rendono uno spreco ingiustificabile.

    Il contratto nazionale unico per i medici del SSN è una comoda invenzione di sindacalisti qualunquisti.

   Non si possono retribuire alla stessa maniera chirurghi e medici di alte specialità (neurochirurghi, cardiochirurghi, rianimatori dedicati, cardiologi e radiologi interventisti,……) e medici dei servizi generici (riabilitatori, odontoiatri, dermatologi, diabetologi,…….). L’impegno fisico e psichico, la durata della formazione, le responsabilità, lo stress… sono ben diversi.

    Bisogna ristabilire le gerarchie all’interno dei reparti ospedalieri.

   Non si può essere sulla carta tutti dirigenti se poi nella pratica esistono grandi differenze di capacità, esperienza ed anzianità. Occorre ritornare ai ruoli di primario, primo aiuto, aiuti, assistenti anziani e assistenti in formazione, senza passaggi automatici per anzianità da un ruolo all’altro.

    Occorre creare una nuova generazione di direttori sanitari, con corsi di formazione qualificanti o titoli di studio specifici.

Oggi tanti ospedali sono affidati a direttori sanitari ignari del loro ruolo, facilmente e comodamente insediati dalla solita invadente politica. Si sono così perdute delle figure importantissime per il buon funzionamento degli ospedali.

    Occorre ritornare a graduatorie nazionali per le assegnazioni dei primariati, sottraendole così a logiche territoriali e di deleterio nepotismo.

    Occorre incoraggiare il ritorno delle suore nei ruoli di capo-sala, figure fondamentali per il buon funzionamento dei reparti ospedalieri.

    Occorre rendere più efficace lo strumento di verifica periodica dell’attività dei primari a contratto quinquennale, invece di continuare a considerarlo un semplice ed ininfluente atto dovuto.

   Ma occorre innanzitutto eliminare le figure di direttore generale e direttore amministrativo di nomina assessoriale.

E’ in queste nomine che la politica raggiunge il suo punto più basso di degrado amministrativo. Gli uomini scelti sono il frutto di frenetiche trattative di spartizione e l’unico requisito che viene loro richiesto è l’ubbidienza assoluta ai referenti politici che continuano ad imporre assunzioni, ditte fornitrici, strategie di spesa.

 

    E’ certamente difficile trovare una soluzione efficace per questo catastrofico fenomeno.

   Un triunvirato composto da un primario, un magistrato e un alto ufficiale dell’arma, tutti e tre vicini al pensionamento, potrebbe dirigere i grandi ospedali e le ASL per un periodo non inferiore a tre anni.

Potrebbe non essere la soluzione ideale, ma non riusciamo ad immaginarne una migliore.

    Tagli generici alla spesa sanitaria non aiutano a guarire il sistema e finiscono per renderlo ancora più inefficiente. Il risparmio deve derivare da una migliore organizzazione.

   Riorganizzare la rete ospedaliera, eliminare i reparti doppioni nati soltanto per assegnare qualche primariato o cattedra, far rispettare protocolli rigidi e scientificamente confermati per la richiesta di esami ematochimici e strumentali, evitare i ricoveri impropri, ridurre i tempi di degenza, garantire le prestazioni ambulatoriali nelle strutture dello Stato, eliminare le liste di attesa, informatizzare il sistema in modo da evitare sprechi e inutili ripetizioni di esami ed accertamenti, vigilare sui costi e sulle reali necessità del 118 in alcune zone, fornire materiali sanitari e strumentazioni a prezzi controllati e uguali su tutto il territorio nazionale, controllare rigorosamente le prescrizioni di farmaci e i loro costi reali, tagliare tante convenzioni esterne, migliorare il comfort alberghiero degli ospedali, vigilare sui concorsi di assunzione, eliminare tutti gli affitti e i sub-appalti di favore, organizzare squadre di controllo composte da magistrati dedicati e uomini dei NAS e della Guardia di Finanza che giornalmente piombino negli ospedali e nei luoghi della sanità pubblica e privata e verifichino il sistema.

 

   Governatori delle Regioni, Assessori alla Sanità, Ministro della Salute, Ministro dell’Economia, Procuratori della Repubblica, Comandanti dell’Arma e della Guardia di Finanza, Presidenti Corte dei Conti, Giornalisti liberi ed intelligenti, collaborate per il bene del Nostro Paese.

  Se vi impegnate tutti insieme ce la potete fare a ripulire questa ex gloriosa Italia da tutto il marcio generato da anni di “malamministrazione”.

  Auguri e buon lavoro.

 

                                                                                                             CuorePensante 

ECONOMIA
19 luglio 2008
I FANNULLONI NEL PUBBLICO IMPIEGO
 

Fannulloni nel pubblico impiego

Il Ministro ha ragione ?

 

 

     Appena insediatosi, il nuovo ministro della funzione pubblica ha lanciato minacciosi strali contro gli impiegati degli innumerevoli uffici dove la burocrazia complica la vita degli Italiani.

    Si vogliono rendere più veloci e snelle le tante pratiche che costringono i cittadini di questo glorioso Paese ad interminabili file e ricorrenti “incazzature”.

E per riuscire in questa ciclopica impresa, il neo nominato componente del neo eletto Governo vuole innanzitutto colpire “i FANNULLONI”.

Ma chi sono i fannulloni?

E soprattutto, se il neo ministro “azzecca” la definizione e riesce a scovarli e ad epurarli, quanti lavoratori resteranno nei tanti già poco efficienti uffici pubblici ?

 

   Pur condividendo la necessità di una riforma della macchina burocratica, per rendere più “moderno”e meno complicato il mestiere di bravi ed onesti cittadini, dobbiamo sottolineare il sapore propagandistico delle affermazioni di un cittadino che, seppur investito recentemente di un alto incarico, tuttavia, per aver vissuto un po’ di anni in questo Paese, ha sicuramente accumulato esperienze determinanti per sapere che il compito che si appresta ad affrontare non sarà facile e non produrrà comunque gli effetti desiderati.

Innanzitutto perché i fannulloni non stanno solo da una parte e non vanno cercati solo in alcuni apparati dello Stato piuttosto che in altri.

Per volere essere più chiari. I suoi colleghi eletti al Parlamento ed i loro costosi codazzi, poiché vengono remunerati con denaro pubblico, possono essere annoverati fra i destinatari dei minacciosi strali? Possiamo quindi cercare di sapere quanti assenteisti o “fannulloni” (se si preferisce chiamarli così), ci sono tra di loro ?

E su tutti quegli altri “mantenuti” dallo Stato (pagati cioè coi soldi dei tanti onesti lavoratori e contribuenti che pagano totalmente le tasse) sui quali la politica cala il sipario, ogni volta che qualcuno prova a denunciarne l’inutilità e i costi e subito dopo il silenzio e lo spreco tornano a regnare per anni, in attesa delle successive, e sempre inascoltate, grida allo scandalo, vuole il neo ministro intervenire? Ed alcuni suoi colleghi, insensibili agli sprechi e alla necessità di trasparenza, glielo consentiranno?

   Occorre poi fare -come dire - una gerarchia anche nella casta dei fannulloni.  Perché bisognerebbe individuare, e colpire per primi, quei fannulloni che occupano la posizione di “capo”. Quei dirigenti, cioè, che molto spesso arrivano in posti di responsabilità per “designazione politica” piuttosto che per meriti e capacità e che compromettono il buon funzionamento dell’ufficio rendendo inutile, lento o errato, il lavoro di tanti buoni impiegati che, a causa di colpe non loro, potrebbero essere sommariamente inclusi tra i fannulloni.

  Occorre ancora, capire perché in uffici dove c’è molto da fare ci sono pochi impiegati che non riescono a smaltire tutte le pratiche loro affidate e quindi rischiano di passare per fannulloni pur facendo più del loro dovere e viceversa, in uffici con poco lavoro ci sono così tanti impiegati che, per non disturbarsi troppo a vicenda, sono costretti a spostarsi al bar o in luoghi dove si possa fumare in pace. Non saranno, per caso, questi i posti più ambiti da quei parassiti che si trascinano intorno al mondo della politica?

E non possiamo certamente dimenticare i “fannulloni realizzati”, quelli cioè che passano mesi o anni a disperarsi, a elemosinare un posto sicuro (non importa di che tipo) e quando alla fine ci riescono, magari in cambio di una manciata di voti, si autogratificano affermando con gioia – “ho trovato un lavoro magnifico,………. non si fa niente!!!”-.

    Purtroppo anche questa è una cultura radicata e difficile da correggere. E intanto la spesa pubblica continua a lievitare e certamente non solo per merito dei fannulloni.

 

   Auguriamo al neo ministro di riuscire a fare quello che ha proclamato e di migliorare la macchina dello Stato, purché eviti ingiuste persecuzioni e definizioni.

   E soprattutto, ci auguriamo che renda giustizia a quei tanti bravi ed efficienti impiegati pubblici umiliati dall’arroganza e dall’inettitudine dei “fannulloni raccomandati”.

 

                                                                                                       CuorePensante

19 luglio 2008
CALCIATORI CHE DELUSIONE !!!
 

Calciatori che delusione !!!

 

 

  E’ un’abitudine di tanti giovani e meno giovani, uomini e donne, trascorrere i pomeriggi delle domeniche e /o dei sabati negli stadi o davanti ai televisori per immedesimarsi nella parte di tifosi o di mancati atleti o di esperti di tecniche della pedata o semplicemente di esseri umani che vogliono, per una novantina di minuti, alienarsi dai loro problemi quotidiani ed esibirsi, in alcuni casi, in sfoghi altrimenti inspiegabili.

  Non ci sarebbe nulla di criticabile in tutto ciò. Sin dai tempi dei tempi i furbi che avevano il potere si sono prodigati per offrire alle masse, al popolo facilmente manovrabile, spettacoli più o meno leciti in cambio di obbedienza, consenso, cecità per i problemi importanti.

  Divertiti mio popolo e vedi “di rompere il meno possibile”!!!!

 

  Ma è del popolo ristretto che sta dall’altra parte delle transenne o dello schermo televisivo, di quel popolo di baciati dalla fortuna che corre sui prati verdi in pantaloncini e calzettoni e fa finta di fare cose ineguagliabili, di quei tanti miti del tiro e del dribbling, che vogliamo qui parlare.

 

  Non possiamo certo attendere oltre per gridare quello che più ci da fastidio e cioè che dei ragazzini che dimostrano spesso di avere meno neuroni di un cactus e di aver saltuariamente frequentato (forse!!) scuole dove non si conosceva il vocabolario e si adottavano testi che non comprendevano la grammatica, in generale, ed i verbi al congiuntivo, in particolare, guadagnino in un anno (o meglio, in meno di un anno, e cioè in un campionato) molto più di quello che lavoratori infaticabili, professionisti indispensabili, uomini di scienza ammirevoli, guadagnano forse in tutta la loro vita.

  E’ normale ed accettabile tutto ciò?

 - Assolutamente no, - risponderanno in coro tutti coloro che hanno buon senso o semplicemente tanta rabbia per le ingiustizie che si consumano sotto i loro occhi.

 E’ tutta invidia?

 Certo che sì. Perché nasconderlo. C’è anche una buona dose di invidia nella risposta collettiva.

 Certo è che l’invidia, mista ad un po’ di rabbia, ci viene proprio sollecitata energicamente.

Non si può rimanere indifferenti davanti alle immagini e ai modelli di vita che alcuni media ci sbattono in faccia.

E così, continuamente, ci ritroviamo questi “eroi della pedata” belli, abbronzati,  palestrati, accompagnati da belle donne, seduti su potenti auto, a bordo di magnifiche barche, in lussuose ville con piscina.

A molti comuni mortali non fa bene tutto ciò. Anzi, per essere più espliciti, a tutti coloro che non riescono a comprarsi un’abitazione o a non pagare il mutuo o a non arrivare a fine mese con il misero e sudato salario o a non poter fare un regalo ai propri bambini o a non poter andare qualche giorno al mare o a non essere mai riusciti nemmeno a sfiorarla una bella donna, be’ a tutti costoro girano giustamente le pa….. a vedere quelle pagine di riviste rosa.

 

  E dopo aver giustamente ricordato lo stato d’animo dei tanti invidiosi giustificati, dobbiamo occuparci anche di un altro aspetto, come dire, meno sportivo.

Pagano, questi fortunati e celebrati “scienziati della pedata”, tutte le tasse dovute?

Sono i loro favolosi ed ingiustificabili contratti fatti “alla luce del sole” e senza nascondere quindi cervellotiche operazioni di finanza clandestina?

Questo ultimo compito lo lasciamo giustamente ai bravi cacciatori di evasori fiscali.

A noi deve rimanere lo sdegno e la delusione di tifosi traditi, di italiani pieni di problemi che non hanno trovato il relax sperato nel guardare quegli ex eroi che ansimavano e sbagliavano come i dilettanti della squadra della parrocchia.

A noi deve rimanere la voglia di dire basta alla mitizzazione di giovinastri che non hanno neanche la capacità di rappresentare degnamente il loro Paese, di rispettare l’orgoglio e il bisogno di identità nazionale di tanti altri giovani e meno giovani che, in nome di questi valori e del bisogno di sentirsi parte di un gruppo o di un fine, affrontano spese e disagi per seguire i loro “falsi eroi” che non conoscono neanche l’inno della nazione che pretendono di rappresentare.

 

  Ai signori del Governo e al responsabile dello sport, in particolare, suggeriamo di pensare ad una normativa che regoli gli ingiustificabili favolosi contratti dei calciatori.

Sappiamo che è azione non facile in un governo presieduto dal proprietario di una squadra di serie A, ma potrebbe essere un buon segnale di autonomia e decisionismo che troverebbe un’ampia approvazione popolare e calmerebbe  tanti sostenitori della risoluzione veloce dei conflitti di interesse.

 

  Ai professionisti delle pallonate vogliamo semplicemente dire: –

Basta.

Smettetela con le vostre ostentazioni di opulenza ed altro.

Non fateci incaz…… più di così.

Ritornate nella vostra dimensione di giovani ignoranti dal fisico allenato.

Fatela finita con i vostri atteggiamenti da scienziati premi Nobel quando vi intervistano. Parlate di un gioco banale. Parlate di pallonate e non di formule scientifiche o di scoperte rivoluzionarie per il progresso dell’umanità.

Siete dei bei giovanotti (non tutti), ma quelle belle donne che vi stanno vicino le vedreste solo sulle riviste se non aveste tutti quei soldi che vi regalano.-

 

Ritorniamo tutti a pretendere dimensioni più accettabili dei simboli sociali.

E voi signori della carta stampata e voi professionisti del microfono da intervista, smettetela di fare le comari pettegole e di vomitare domande idiote a giovani ignoranti. Restituite dignità al vostro mestiere di giornalisti. 

 

                                                                    CuorePensante

 



POLITICA
8 luglio 2008
La Lega del Nord e la Spazzatura del Sud
     ci devo pensare io?

 

                        
La monnezza in vacanza
Ovvero come si mette una pezza a un problema che è
destinato ad allargarsi

 

                                       CuorePensante

 

 

 

   Udite, udite!!!

   Il fustigador dei difetti del sud si è commosso alla vista di tanta spazzatura per le strade di Napoli e ha dato il suo consenso all’immigrazione della stessa nelle pure e sacre terre di Padania.

  Ma ha sentito, prima di pronunciarsi in cotanta generosità, le sue brancaleoniche truppe di verde vestite?

  Pensiamo di no. Altrimenti sarebbe scattato il veto dei suoi colti e fedeli consiglieri che, con eloquenza più o meno comprensibile al resto della penisola, avrebbero tuonato: - La spazzatura ai terroni, lo sviluppo a noi -.

 

  Ed è difficile dar loro torto. Se le regioni del nord di questo strapazzato Paese non hanno ancora sperimentato il disagio della puzza nelle strade, del fumo dei cassonetti bruciati, dei marciapiedi impraticabili e del rischio di epidemie, una spiegazione c’è ed è giusto gridarla nelle orecchie degli amministratori di quell’altra Italia con la “monnezza”.

  - Egregi commercianti di voti del sud, avete proprio amministrato male il servizio raccolta e smaltimento dei rifiuti, ed ora la “monnezza” vi sta travolgendo -.

   E non riempite i media di scuse e bugie. Non servono. La puzza è troppo forte e la pazienza dei vostri elettori è esaurita.

   Al nord, nella Padania europea, la raccolta differenziata, le eco-balle, le discariche, gli impianti di smaltimento li hanno saputi fare e gestire.

   E non lamentatevi di finanziamenti inadeguati. Se aveste avuto più soldi non avreste fatto meglio.

   Sapete cosa si potrebbe fare per evitare il perpetuarsi di errori come questo?

   Si potrebbe fare una sorta di federalismo degli amministratori, se così si può dire. E cioè si potrebbero mischiare le razze del nord e del sud, mandando gli incapaci e i poco onesti a lavorare vicino agli efficienti e ai ligi ai doveri e un po’ di questi ultimi nelle terre degli sprechi e dei fannulloni, così nel volger di un paio di decenni si mescolerebbero bene i DNA e si regalerebbe a questo glorioso Paese una certa omogeneità, cioè una generazione di amministratori più attenti alle sorti di questa bella Italia.

 

  Però, se da un lato constatiamo con piacere che il senatur padano dopo la nomina a ministro si sente – come dire – “più italiano” e  non fa illegittime distinzioni fra la sua terra nordica ed il resto della penisola, dall’altro lato - e anche per merito di una certa genetica diffidenza - non si riescono a comprendere bene le ragioni di tale improvvisa ed inaspettata apertura.

  C’è il sospetto di un do ut des, che i pensieri degli atleti della diffidenza potrebbero così interpretare:

-Mi prendo la spazzatura, ma voglio la maggior parte dei finanziamenti nazionali per la costruzione di termovalorizzatori ed accessori. Così fra qualche anno, una volta realizzati gli impianti, il nord sarà in linea coi Paesi più progrediti e continuerà a poter smaltire efficacemente la sua spazzatura ed il sud, senza idee e senza soldi, si terrà i suoi rifiuti che non saprà e non potrà smaltire -.

Sarà allora una questione di federalismo. Le idee sono idee: siamo mica pirla?

   Oppure, il duro senatur e l’ineffabile cavaliere, passeggiando per giardini in canotta e braccio sulle spalle, hanno concordato qualche altra strategia che a noi poveri osservatori di fatti pubblici non è consentito neanche immaginare.

   Cosa si saranno detti i due fedeli alleati?

-         Togliamo qualche ecoballa, a questi sporchi terroni -.

-         Ma le balle fanno puzza? -.

-         Ma il denaro no –

-         Allura? –

-         Consentimi. Ci penso mi -.

 

   Non ci sentiamo di biasimare i leghisti, anche se non condividiamo la loro strenua difesa di idee disgregatrici dell’unità nazionale tanto faticosamente costruita dai nostri avi.

E ci congratuliamo con il loro leader per la coerenza della sua lotta politica e per il rispetto per la gente che lo vota.

Ma non possiamo certamente condividere delle scelte di governo che privilegiano alcune parti del Paese a discapito di altre. Siamo e vogliamo essere una sola Italia, nella buona e nella cattiva sorte.

 

 Ci sono forti ritardi ed inefficienze nel sistema di smaltimento dei rifiuti e riguardano tante zone del Paese. Non riduciamoci ad una maleodorante penisola di immondizia. La nostra immagine all’estero ne soffrirebbe molto e il turismo, una delle nostre principali risorse, sarebbe drasticamente penalizzato.

 Allora forza, signori Governanti. Spendete qualche idea e qualche ora in più per programmare soluzioni rapide ed efficaci del problema. Liberatevi da ogni condizionamento ideologico o di schieramento ed agite. Scegliete gli uomini migliori ed affidate loro pieni poteri per realizzazioni compiute. Evitate scelte di convenienza o di esperti inetti e disonesti.

E soprattutto stabilite delle regole chiare e condivise: chi sbaglia, paga.

 

  Solo agendo così, con luminosa chiarezza ed inattaccabile capacità, riuscirete a riconquistare la stima e l’entusiasmo di quei tanti cittadini-elettori che si sono allontanati da voi perché vi reputano poco credibili.

  Auguri, Italia.

 

 


                                     CuorePensante

 

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